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Gli Hyksos, il fascismo e Facebook

La buona notizia è che Facebook ha sospeso gli account social di CasaPound e Forza Nuova. Cancellati i profili ufficiali delle due formazioni politiche e quelli di molti responsabili. Si tratta di un cambio di passo importante del social network guidato da Mark Zuckerberg dopo anni di immobilismo. È vero che gli standard di comunità della piattaforma puniscono i discorsi d’odio ma fin qui Facebook lo ha fatto con grande lentezza, con parsimonia, con timidezza potremmo aggiungere. Più all’estero, senza eccedere, che qui in Italia. E dunque la notizia che di colpo siano stati cancellati tutti i profili legati a due organizzazioni neofasciste genera una positiva sorpresa. Anche perché quei profili erano lì da anni e di certo il tono dei post non è cambiato nel corso degli ultimi mesi.
Meglio tardi che mai.

In una nota l’azienda di Menlo Park spiega che: “le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non trovano posto su Facebook e Instagram. Candidati e partiti politici, così come tutti gli individui e le organizzazioni presenti su Facebook e Instagram, devono rispettare queste regole, indipendentemente dalla loro ideologia“; e Repubblica.it riporta un anche commento di un portavoce che chiarisce: “gli account che abbiamo rimosso oggi violano questa policy e non potranno più essere presenti su Facebook o Instagram“.

Fin qui tutto bene. Tuttavia a fronte di questa buona notizia emergono alcune considerazioni.

  1. Facebook si è mossa come sempre molto tardi. Il dibattito politico prende sempre più forma all’interno dei social network, e siccome ospitare il discorso pubblico è un grande privilegio (anche se spesso lo dimentichiamo), a questo privilegio dovrebbe corrispondere una enorme responsabilità. Fin qui l’azienda, in Italia come all’estero, si è sempre mossa con prudenza, speriamo che questa vicenda segnali un cambio di passo.
  2. E se Facebook assume questa responsabilità significa che si trasforma in arbitro, in giudice, sempre più in un’istituzione, e questo è un dato di fatto.
  3. La libertà d’espressione è presidiata in Italia da alcune norme: su tutte la Costituzione, il Codice penale, la legge Mancino. Non sono state le forze di polizia e i giudici a perseguire quelle formazioni politiche, lo ha fatto invece un social network con sede in California.
  4. Cancellare account che istigano all’odio non significa rimuovere l’odio dai social network, né tantomeno dal discorso pubblico digitale e non. Non ci vuole niente ad aprire altri account con nomi differenti che continuano a proporre contenuti uguali a quelli proposti da Casapound e Forza Nuova. Non ci vuole niente ad aprire pagine che svolgono la stessa identica funzione. Non ci vuole niente e lo faranno.
  5. Servono gli esseri umani per arrivare a soluzioni di questo tipo. Per quanto un algoritmo possa essere evoluto non sarà mai in grado di capire se un post incita all’odio, se è razzista o se è fascista. Servono soprattutto persone dentro Facebook che prendano decisioni come quella presa oggi, per essere ancora più chiari: le segnalazioni non bastano. Siamo certi che migliaia di persone avranno segnalato pagine, post, profili ma non è accaduto nulla, la decisione l’ha presa l’azienda.

Purtroppo non abbiamo fatto grandi passi rispetto a una vecchia, conciliante, rassicurante, tesi di Benedetto Croce, e che cioè il fascismo rappresentava e rappresenta una specie di virus che arrivava da fuori, portato da una popolazione barbara, simile agli Hyksos che invasero l’antico Egitto. Un corpo estraneo che aveva infettato il Paese e che poi era stato debellato. Purtroppo le cose non stanno così, è evidente. Ed è altrettanto evidente che non basterà la cancellazione di qualche account per sradicare il fascismo dai bassifondi o dai piani nobili dello spazio digitale. Tra le tante questioni che investono la relazione problematica tra le democrazie e le piattaforme, dovremmo aggiungere, laddove ve ne sia bisogno, anche l’ammissione che la cosiddetta disintermediazione significa possibilità di accedere alla propaganda fascista con maggiore facilità. Con molta maggiore facilità che in passato.

Mi raccontava un epidemiologo che i no-vax sono sempre esistiti: negli anni ’90 inondavano alcune istituzioni sanitarie del paese di fax. Nessuno le definì mai, per fortuna, il popolo dei fax-no-vax (anche perché all’orrore linguistico non c’è mai fine), tuttavia erano lì, esistevano. Il salto di qualità, in termini numerici e di rilevanza nel discorso pubblico, lo hanno fatto grazie a quel meraviglioso spazio di libertà che è Internet, che è il web e che sono i social network. Hanno saputo utilizzare bene questi spazi, ne hanno immediatamente compreso le dinamiche, il tono di voce da utilizzare, e nello stesso modo si sono comportate le formazioni di estrema destra. Non ci vuole una particolare scienza. Basta evocare e solleticare alcune emozioni primarie che sono la linfa vitale di qualunque post su un social network. Tanto è stato detto e scritto su questo argomento che non vale la pena ripeterlo.
Dobbiamo imparare a convivere con quello che si chiama discorso d’odio, che un tempo definivamo più semplicemente fascismo e razzismo.
Dobbiamo imparare ad accettare che non svanirà, che non può essere cancellato.
Dobbiamo conviverci e attrezzarci, con iniziative meritorie come Odiare ti costa o Parole O_stili e soprattutto con la politica, e con la scuola.
Dobbiamo ricordarci che non si cancellano gli Hyksos cancellando una pagina o un profilo, perché non sono Hyksos.

La reputazione di un grande social network dopo una mossa simile ne esce rinvigorita, luccicante. Tanto che il segretario di un partito di centrosinistra plaude dal suo profilo Twitter a questa iniziativa parlando di “una motivazione esemplare per una scelta giusta e coraggiosa“. Avrei utilizzato altri aggettivi: tipo tardiva, e forse anche strumentale.

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