La settimana Telegram (18-24 maggio)

Simba e il colonialismo digitale
(18 maggio 2020)

🔴Il nome in codice del progetto era Simba. Un nome familiare che faceva riferimento a un personaggio del Re Leone. In realtà Simba è un enorme, lunghissimo, cavo sottomarino che circonderà un intero continente. Il nome attuale chiarisce ancora di più quanto sia strategico questo progetto: Internet2Africa. Portare la rete a un intero continente. 

Una gigantesca infrastruttura in fibra ottica, lunga 23.000 chilometri, che trasporterà dati ad alta velocità, e connetterà 16 paesi africani verso la sponda nord del Mediterraneo e la penisola arabica. Il leader di questo progetto da 800 milioni di dollari è Facebook, in collaborazione con partner cinesi, arabi ed europei. 

Pre realizzare Internet2Africa, Mark Zuckerberg investirà circa 200 milioni di dollari, secondo quanto anticipa il Wall Street Journal. Pensate, il nuovo cavo avrà come obiettivo quello di raddoppiare l’attuale capacità di tutti i cavi sottomarini presenti in Africa messi assieme.

Due veloci considerazioni. 

  1. Le grandi aziende digitali investono sempre più nella componente infrastrutturale. Invece che affidarsi ad altre società preferiscono che la rete fisica sia di loro proprietà. Lo stanno facendo Google, Microsoft e la stessa Facebook da qualche tempo. D’altronde la cosa ha senso, sono tra i principali consumatori di banda larga del pianeta, e avere intermediari significa solo aumentare i costi. Certo è che investire sulla rete significa – nel caso di Facebook, Whatsapp, Instagram, Messenger e adesso anche Giphy – possedere una specie di Internet parallela che per numero di utenti (oltre 3 miliardi) compete con Internet vera e propria. Questo è l’ennesimo processo che aumenta le tipologie di business delle techno-corporation. Rendendole sempre più meta-nazioni digitali. 
  2. L’Africa è un terreno di competizione mostruoso per tutte le aziende digitali. Con iniziative miste, (apparentemente) solidali e di business, sono molti i progetti per conquistare la grande platea di giovani africani. Miliardi di utenti che per adesso si connettono a Internet via mobile con connessioni 2G. Per molti di loro la connessione a Internet equivarrà alla connessione a Facebook. Realizzando il sogno di Mark Zuckerberg di avere un giardino recintato di servizi digitali dal quale non uscire mai. 

TikTok, Disney e Omero
(19 maggio 2020)

La notizia secca è che Kevin Mayer, top manager di Disney, dal 1° giugno andrà a lavorare per TikTok, come Amministratore delegato.  Ci sono segnali che indicano cambiamenti profondi in settori specifici. E questo è un fatto importante nell’industria dell’intrattenimento.

Partiamo da una considerazione: l’equilibrio tra l’intrattenimento broadcast, in cui qualcuno racconta storie, diciamo così, da uno a molti, e le piattaforme digitali di social network e intrattenimento diffuso, in cui gli utenti producono storie rivolte ad altri utenti, sta mutando. Non è difficile immaginare che si tratterà di uno scontro acceso per conquistare le due merci più importanti del presente: il tempo e l’attenzione. Che in realtà rappresentano un’endiadi incarnata proprio dall’utente in cerca di intrattenimento. Alla fine – probabilmente – ci sarà spazio per entrambi, ma all’inizio il sistema traballerà un po’.

🔴Ricordiamo una cosa essenziale: i social network sono sempre stati uno spazio di intrattenimento. Sono nati per intrattenere mentre coltiviamo relazioni; oppure coltiviamo le nostre relazioni proprio attorno a oggetti, storie, immagini, insomma intorno a contenuti che ci intrattengono. Capire questo è discriminante. Dico questo per retrocedere qualunque pretesta – ridicola – di affidare in via privilegiata allo spazio dei social network funzioni informative, di marketing o commerciali. Tutte queste funzioni esistono ma sono subordinate, residuali, secondarie. Gli utenti, per prima cosa, vogliono trascorrere del tempo all’interno di un social network per divertirsi con gli amici. Come se stessero vedendo un film della Disney, per essere chiari. 

TikTok oggi rappresenta l’esaltazione di questo nuovo modo di intrattenere in cui produttori, ideatori e narratori di storie coincidono con i fruitori di quelle stesse storie.

Provo a buttare giù una tesi giocosa e senza pretese. 

I film della Disney – esempio plastico di una duratura capacità di intrattenere – sono scritti intorno a un canovaccio standard che si replica in centinaia di storie, miti e favole: quello de L’eroe dai mille volti di Joseph Campbell, o de Il viaggio dell’eroe di Christopher Vogler. Ogni storia ha un itinerario preciso che serve a mettere alla prova il protagonista, fino all’esito conclusivo. Dall’Odissea a Guerre Stellari. Disney ha sfruttato la struttura del mito, l’archetipo della narrazione, per creare e organizzare l’industria dell’intrattenimento. 

🔴TikTok, invece, sfrutta un nucleo minimo di una storia che viene reinterpretato dagli utenti sulla base della propria creatività e sensibilità; in funzione di quanto la tecnologia mette loro a disposizione. E cioè il software di sync e doppiaggio. 

Per adesso esiste una proliferazione mostruosa di contenuti che si rincorrono, a partire da un contenuto originario. Quello che dà il via alla challenge, alla sfida imitativa. Si tratta di un meccanismo che l’umanità ha già conosciuto. La poesia composta e tramandata su base orale ruotava, infatti, intorno a formule con una metrica precisa, in cui il singolo esecutore aggiungeva qualcosa di suo.

📌Come scrive Fausto Codino in Introduzione a Omero: «Il tema è uno schema descrittivo sempre ripetuto per momenti tipici della narrazione. (…) Gli schemi si ripetono costantemente, ma sono variati, allungati, combinati in modi diversi (…). Il cantore ha dunque un buon margine di libertà entro i limiti del linguaggio e del repertorio tradizionale (…). Egli in un certo senso crea qualche cosa di originale a ogni esecuzione». Tutto questo ricorda le performance di TikTok, in cui l’autore lavora sullo schema e crea esibizione dopo esibizione sulla base del suo stile. Nello stratificarsi di questi canti – nella Grecia antica – arrivò un creatore poetico, che poi abbiamo definito Omero, il quale li raccolse e ne fece due grandi opere. L’Iliade e l’Odissea.

🔴Oggi arriviamo a ipotizzare, ed ecco la chiusura della tesi giocosa e senza alcuna pretesa, che Kevin Mayer possa diventare l’Omero che condurrà a unità industriale l’immane materiale che oggi anima TikTok. Trasformando il social network che cresce e prospera nella sua fase arcaica, in qualcosa di differente. In uno spazio in cui il materiale informe viene strutturato e organizzato. 

📌Non sapremo cosa diventerà TikTok in futuro, già era complicato – fino a pochi mesi fa – immaginare un’applicazione di questo genere. Si tratta di un social network dalle caratteristiche davvero particolari. E non è escluso che possa trasformarsi profondamente e diventare un oggetto differente che porterà a forme di intrattenimento mai sperimentate, e oggi inimmaginabili.


Capire Zuckerberg e capire il mondo
(20 maggio 2020)

🔴 L’attacco della newsletter sulla tecnologia del New York Times del 18 maggio recitava così: «per capire il mondo, devi capire Mark Zuckerberg. Sono seria». La firma è quella di Shira Ovide che scrive quella newsletter. 

Conoscere ciò che pensa e fa il giovane Mark è utile a capire il mondo intero, ed è questo che colpisce: non gli Stati Uniti o l’Europa, nemmeno la piccola Italia. 

📌 Fa molto riflettere questa affermazione, perché si aggiunge ad altre considerazioni del reporterer del NYT che segue il social network da oltre 10 anni, Mike Isaac, il quale afferma: «Facebook non è mai noioso». E aggiunge: «il dominio nel mondo tecnologico è fugace, credo sia questo che tenga Mark sveglio la notte. È preoccupato perché pensa che le persone perdano interesse per Facebook». Isaac sottolinea un altro elemento importante circa le responsabilità e l’enorme potere di Zuckerberg: «è difficile per la maggior parte delle persone capire il suo punto di vista, quando tre miliardi di persone usano una delle app dell’azienda». Difficile dargli torto. 

🔴 La dimensione di Facebook, come la dimensione della Cina, per fare un esempio, non è una variabile di poco conto quando se ne valuta il peso su scala globale. Nella valutazione dei rapporti di forza, del potere specifico che queste aziende posseggono, i numeri sono un punto di partenza.

Gli stati nazionali e le aziende (se proprio vogliamo ridurre Facebook a un’azienda) non sono uguali soltanto perché li definiamo nello stesso modo. 

📌Occorre saper valutare le specificità, i pesi specifici e la sfera d’influenza. Ecco perché è davvero importante capire Zuckerberg. Molto più importante – per dirne una – di capire e quindi conoscere Giuseppe Conte, Matteo Salvini o Luigi Di Maio

Come scrive Shira Ovide, «Zuckerberg governa Facebook come un sovrano assoluto; stiamo parlando di un prodotto che aiuta a dare forma a ciò in cui credono miliardi di persone, e a come i governi interagiscono con i loro cittadini».


L’era del QR Code
(22 maggio 2020)

🔴 E alla fine è arrivata anche da noi l’epoca del QR. Sono molte le piattaforme che stanno integrando questa tecnologia con diversi obiettivi. L’idea di fondo è che – con il distanziamento da Covid19 – pagare senza toccarsi appare necessario, doveroso, sicuro. 

Il primo a farlo è stato PayPal: basterà inquadrare un codice per effettuare un pagamento.

Da alcune anticipazioni, sembra che presto anche Apple introdurrà QR code brandizzati per ottenere sconti e accedere ad applicazioni di realtà aumentata.

Pure WhatsApp sta introducendo il codice, non per fare acquisti, ma per scambiarsi il contatto più velocemente. Che tutto questo sia figlio di Covid19 è vero. Ma non è vero fino in fondo. 

🔴L’utilizzo del QR code per scambiarsi i contatti, ad esempio, è una funzione quasi originale di WeChat il social network totale cinese. (Personalmente l’ho utilizzata ed è di una comodità pericolosamente disarmante). 
Anche pagare con QR a noi sembra una novità. Ma l’App di AliExpress, Alipay, utilizza – come lo stesso WeChat – questa funzione. In Cina quasi nessuno utilizza i contatti, anche per fare acquisti  minimi, per la strada, alle bancarelle.

Insomma dobbiamo abituarci sempre più a interpretare lo sviluppo delle tecnologie come una dialettica tra Cina e Stati Uniti

A pensare alle Silicon Valley del mondo, non a una sola di esse. In questo caso l’utilizzo del QR è già ampiamente sperimentato in Cina, e presto troveremo normale avvicinarci alla cassa di un negozio, inquadrare il codice con la fotocamera, digitare l’importo sul nostro smartphone, pagare e andar via. Oppure – specularmente – lasciare che tutto questo lo faccia il negoziante: inquadrando il nostro, personale, codice QR egli attiva la transazione. A noi toccherà verificare la correttezza dell’importo, salutare e uscire.Tra le molte trasformazioni, Covid19 farà fare un salto in avanti anche all’uso del denaro, verso una società – come dicono alcuni – sempre più cashless.


 

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