La settimana Telegram (1-9 Maggio 2020)

La grande scommessa
(1° maggio 2020)
Se non l’avete mai fatto guardate La grande scommessa. Un film che racconta molto bene la crisi del 2008 e chi, sulle macerie, ha guadagnato in maniera spettacolare. Accade sempre, non è una novità. Non sappiamo chi uscirà ancora più forte dalla crisi economica che deriva da Covid19, ma qualche indizio possiamo fornirlo. Basta dare uno sguardo in California. E pensare ai miliardi di persone chiuse in casa – e iper connesse – a causa della quarantena. 

Facebook ha annunciato che il primo trimestre 2020 è andato molto bene: le entrate pubblicitarie sono cresciute del 17% rispetto allo scorso anno, e presto assumerà 10.000 perone. Nello stesso periodo gli utenti attivi sono cresciuti; e nel mese di aprile sembra che le cose non siano andate così male come ci si poteva immaginare. Insomma se le imprese hanno due lire da spendere in pubblicità lo fanno nel social network di Zuckerberg. 

🔴 Tra l’altro, in questo momento, acquistare annunci su Facebook è più conveniente che mai, il prezzo medio è diminuito del 16%. Le aziende di e-commerce e gaming sono quelle che hanno investito di più in questo periodo. Certo non si sa cosa accadrà nei prossimi mesi. 
Anche Alphabet – cioè Google – ha presentato i suoi risultati l’altro ieri e anche da quelle parti le cose sono andate abbastanza bene.
Amazon ha annunciato, nel primo trimestre, ricavi in crescita del 25%. 
Apple nello stesso periodo solo dell’1%, le persone hanno smesso di comprare iPhone e computer ma non AirPods e servizi nell’Apple store. 
Con tutta onestà va ammesso che nessuno sa nel dettaglio cosa accadrà, nei prossimi mesi. Un conto tuttavia sono le voragini certe di alcuni settori, turismo e trasporto aereo per dirne due, altro è l’incertezza che avvolge la Silicon Valley. Laddove incerto è davvero un aggettivo neutro. 
In ogni caso, Scott Galloway, un esperto del settore digitale, ha spiegato al Washington Post che “esistono due Americhe. C’è big tech e poi c’è tutto il resto”.

🔴 Mettiamo in fila qualche piccola considerazione:

– le techno-corporation erano in una crisi di reputazione senza precedenti, assediate da inchieste giudiziarie e sotto il tiro dell’opinione pubblica; oggi sono tra le poche aziende che resistono, offrono servizi a chi è chiuso in casa e sviluppano sistemi che servono a contenere l’epidemia (guardate la notizia scritta qui ieri);
– anche se guadagneranno di meno, la loro efficienza e precisione nel segmentare il pubblico lascia immaginare che le poche risorse degli investitori in advertising arriveranno alla pubblicità digitale;
– in questo momento la Silicon Valley sta raccogliendo dati in maniera impensabile e profilando – come mai prima d’ora nella storia – gli utenti circa le loro preferenze, i gusti e le preoccupazioni; se il mondo sarà cambiato dopo Covid19, di sicuro le techno-corporation ne conosceranno la mappa prima e meglio di chiunque altro;
– la quarantena è stato il miglior spot planetario possibile per l’e-commerce: Amazon ha dichiarato di voler assumere 175.000 persone;
Apple – dall’alto delle sue immense riserve di liquidità – ha deciso che non licenzierà nessuno, e anzi continuerà a investire in ricerca e sviluppo.


La vita post Covid19 passa (quasi) tutta per il digitale
(3 maggio 2020)

Euromonitor ha realizzato un sondaggio per capire come le persone immaginano il dopo Covid19. Buona parte delle risposte ha a che fare col digitale.

La privacy è andata. Conta meno rispetto alla salute. (Già prima non è che contasse granché; dovremo accedere a un nuovo modo di pensare la tutela dei nostri dati, ma ci vorranno anni). 
– I robot e l’intelligenza artificiale sono entrati nella vita quotidiana di milioni di persone, per una ragione banale: i comandi si possono dare con la voce, non c’è bisogno di toccare nulla
Siamo sempre più distratti perché assediati da tante informazioni che – tra l’altro – arrivano in casa. In una condizione in cui si mescolano lavoro, attività domestiche, sport, accudimento dei figli. Chi fa informazione, sostiene Euromonitor, deve quindi proporre notizie brevi, rassicuranti, personalizzate, coinvolgenti, facilmente digeribili. (Tanto per cambiare, più emotività e meno complessità).
– Ci sposteremo in maniera differente, di sicuro ci sposteremo meno. I mezzi di trasporto individuali condivisi (bici elettiche, monopattini) dovranno trovare soluzioni rapide per rassicurare gli utenti sulla sanificazione. Mobilità frictionless, senza attriti, che è un concetto finanziario ma adesso anche di natura più fisica. 
– Inclusività per tutti dopo l’isolamento. Soprattutto per chi prima era escluso, come le persone disabili.
– La casa è diventata il nostro ambiente sociale e professionale, grazie ai social network e ai servizi di videochiamata. Dopo aver fatto riunioni in maglietta e pullover, impiegheremo del tempo a ritrovare la formalità perduta. (Sul lavoro da casa serviranno molte e approfondite riflessioni).
– Conterà il benessere mentale e la cura di se stessi (quest’ultima era mai davvero sparita dai radar?). Servirà un riequilibrio mentale – mentally rebalancing, lo chiamano – per riemergere e gestire l’ansia.
– Tutta l’attenzione al riuso, al riciclo, alla ricondivisione sembra svanita. Adesso si punta al monouso sanificato. Un concetto che spiegano così: “clean comes before green”. 
– Nei consumi è tornato un certo orgoglio locale. (Per ragioni diverse, che sono un miscuglio di retorica e di convenienza). Non sembra una scoperta eccezionale, che – come scrive Euromonitor  – per il cibo e per le prossime vacanze si punti sulle comunità e i prodotti locali. 
– L’isolamento ha fatto salire il desiderio di attività all’aria aperta e la preoccupazione per l’inquinamento dentro casa.


Un guaio serio della quarantena riguarda i bambini
(4 maggio 2020)

Al lungo elenco delle conseguenze nefaste della pandemia dobbiamo aggiungere a un esito pericoloso che riguarda i bambini. Il tempo che trascorrono davanti allo schermo è più che raddoppiato. Secondo Parents toghether, un’associazione statunitense di genitori, i più piccoli stanno davanti allo schermo in media 6 ore, per lo più davanti a YouTube, Netflix e TikTok (Tantissimo tempo, troppo tempo).
Certo, non tutto il tempo davanti allo schermo è uguale, quello per le lezioni ad esempio non equivale a quello di Fortnite. Anche se la lunga estate che sta per cominciare, probabilmente, acuirà il problema. 
Gli psicologi del Child Mind Institute hanno preparato una sorta di check list (tipico approccio statunitense molto pragmatico, anche se assai efficace per individuare eventuali campanelli d’allarme):
📌I tuoi figli dormono abbastanza?
📌Fanno i compiti?
📌Mangiano quando dovrebbero? 
📌Trascorrono abbastanza tempo faccia a faccia con la famiglia? 
📌Resistono quando chiedi loro di spegnere un videogame o Instagram/TikTok?

Se qualcuno dovesse avere dei dubbi, ricordo la presa di posizione della Società Italiana di Pediatria del 2018 che prescriveva tempi massimi di utilizzo per i bambini: 
Tra 0 e 2 anni i bambini non devono usare gli smartphone. Mai. 
Tra i 3 e i 5 anni, al massimo 1 ora al giorno
Tra i 5 e gli 8 anni, un massimo di 2 ore al giorno

🔴Ecco alcuni rischi che possono correre i più piccoli se trascorrono troppo tempo davanti allo smartphone: 
– disturbi dell’apprendimento; 
– vista; 
– sonno;
– udito;
– benessere generale.
Per approfondire: il comunicato stampa dello statement SIP dedicato a bambini e device.


Il social network di coppia
(5 maggio 2020)

L’imbuto emotivo nel quale ci hanno precipitato i social network si stringe sempre più. E ci sta travasando in una condizione in cui perderemo memoria di come eravamo prima. Un nuovo recipiente in cui le nostre relazioni hanno proprietà e fluidità differenti. Ma tutto questo già sta accadendo.
🔴Nessuno ormai si turba  più tanto se una coppia dialoga o discute in uno spazio pubblico e di intrattenimento, qual è un social network. Perdendo di vista l’orizzonte dell’intimità, del pudore, della qualità dei sentimenti espressi, in ragione del modo con cui li esprimiamo.

Ecco perché probabilmente non farà grande notizia l’applicazione per iOS lanciata dal team NPE di Facebook e chiamata Tuned. Un social network per due, un social network privato per le coppie. L’idea è quella di incoraggiare due persone che stanno insieme a sviluppare un proprio ambiente digitale esclusivo, arricchendolo di contenuti rivolti soltanto a loro. 
📌La coppia potrà chattare, scambiarsi musica (attraverso Spotify) ma anche foto, messaggi vocali e note cui reagire con emoticon personalizzati. E poi – ovviamente – tenere traccia di momenti speciali e anniversari.
Siamo all’ennesimo spazio digitale privato. Non si capisce quale possa essere il reale bisogno di un’App del genere. Ma Facebook e Steve Jobs prima ancora ci hanno insegnato che, nel web, laddove i bisogni non esistono, non c’è problema: si creano
E tra un paio d’anni ci parrà normale, normalissimo, avere un social network di coppia e condividere lì dentro tutto quello che fino ad oggi abbiamo condiviso in un altro modo, in un altro luogo. 


Nasce il comitato di sorveglianza di Facebook
(7 maggio 2020)

🔴Nasce oggi una specie di Corte Suprema di Facebook, e cioè il Consiglio di sorveglianza (Oversight Board): un organo che giudicherà le persone e le organizzazioni per una lunga serie di fattispecie dentro Facebook. Dai profili che incitano all’odio, e quindi alla loro cancellazione, a temi di vasta portata come privacy e molestie, sarà l’organo giurisdizionale supremo nei territori digitali di Instagram e Facebook

Tutti quelli che continuano a considerare Facebook soltanto un’azienda (o una piattaforma) sbagliano, ahimè. La definizione di meta-nazione digitale, è giorno dopo giorno, sempre più calzante. 

Ne avevo scritto qualche tempo ma quelle riflessioni sono ancora valide: Sempre più meta nazione digitale.


Il progetto Libra è più vivo che mai.
(8 maggio 2020)

🔴Chi pensava che Facebook avesse abbandonato il progetto Libra – diciamolo senza mezzi termini – ha sbagliato. 

Mark Zuckerberg insiste con l’idea di creare una sua moneta. Il capo di Facebook ha scelto, alla guida della criptovaluta, Stuart Levey. Un esperto in terrorismo finanziario e intelligence finanziaria, ex dell’amministrazione di George W. Bush. Levey comincerà a lavorare da amministratore delegato in luglio. Avrà un compito non facile: convincere le autorità di regolamentazione, e i politici di mezzo mondo, che Libra non si trasformerà in un paradiso del riciclaggio, e soprattutto non sarà un pericolo per le altre valute. Questa ultima preoccupazione è, secondo me, molto fondata. Se il progetto dovesse funzionare, l’obiettivo futuro di Zuckerberg sarà quello di privilegiare Libra dentro Facebook, a scapito delle altre monete.
Qui un mio articolo di approfondimento su Libra: La criptomoneta di Facebook e un nuovo ecosistema del commercio.

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